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Il tema è offerto da un dibattito centrale nella società e nella cultura boliviana degli ultimi anni: il ruolo della foglia di coca nella costruzione di una possibile identità collettiva, la distinzione tra la pianta di coca e la cocaina e la difesa della pianta e del suo significato dalle azioni che la comunità internazionale pretende nel quadro della lotta al narcotraffico. Naturalmente, da artista, non si intende giungere a conclusioni storiche, politiche e scientifiche, ma limitarsi a rappresentare l’importanza di un dibattito profondo e talora lacerante nella società boliviana. L’uso della grafia «Koka» anziché «Coca», con la «k», allude alla divinità precolombiana identificata con la pianta, che per popolazioni come gli Aymara, i Quechua, gli Uru e gli stessi Inca ha avuto un ruolo importante ed è stata al centro di mitologie e riti ancestrali. L’iconografia scelta è densa di citazioni dall’estetica cristiana, da quella politica e dalla cultura pop. Un soggetto dunque tipicamente locale, addirittura indigeno come pochi altri, viene volutamente rappresentato attraverso canoni universali, che vengono da altre culture o più esattamente da una cultura globale e comune a tutti noi.

Huanchaca, 2007, olio e coca su tela, 150x100 cm
Collezione THOA – Taller de Historia Oral Andina.

Katari, 2007, olio, coca e acrilico su tavola, 120x100cm
Collezione THOA – Taller de Historia Oral Andina.

Koka Quimica, 2007, tecnica mista e coca su tela, 150x100cm
Collezione THOA – Taller de Historia Oral Andina.

Manca Pacha, 2007, olio, terra e rame su tavola, 100x50cm
Collezione THOA – Taller de Historia Oral Andina.

Viajero, 2007, acrilico su tela, 100x70cm
Collezione THOA – Taller de Historia Oral Andina.

Organika, 2007, tecnica mista su tela, 150x100cm
Collezione THOA – Taller de Historia Oral Andina.
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