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Opera
Intimidades
Anno
2008
About this projects

Il quotidiano La Razón pubblicava annunci erotici dove l’artista inseriva inserzioni ambigue, generando telefonate che poi registrava

Il più diffuso quotidiano de La Paz e della Bolivia, La Razón, pubblica da anni un supplemento dedicato agli annunci economici - El loro de oro. Tra i mesi di gennaio e marzo 2008 l’artista ha pagato alcuni spazi pubblicitari di questo supplemento nella sezione (erotica) di Annunci personali dove, a differenza dei comuni annunci di ragazze che vendevano e vendono il loro corpo, le pubblicità di Narda Zapata avevano un duplice piano di lettura: da un lato si trattava di classiche e tipiche offerte sessuali, dall’altro sia i disegni che i testi utilizzati dall’artista avevano un codice alquanto allusivo, con citazioni colte (riferimenti indiretti al Mercante di Venezia, al pagamento di una libra di carne pretesa da Shylock) e con una forzata mercificazione del corpo femminile. I lettori della pagina – che naturalmente non possedevano tali chiavi di lettura – avevano la semplice illusione di trovarsi di fronte a pubblicità di prestazioni sessuali un po’ più fantasiose e accattivanti rispetto alla norma e dunque invogliati a telefonare per fissare un appuntamento.

L’artista infatti nei tre mesi di questo suo progetto riceveva varie chiamate al numero di telefono riportato negli annunci che registrava regolarmente. Si trattava perlopiù di uomini del posto in cerca di prestazioni sessuali con cui Zapata concordava il prezzo delle prestazioni e il luogo degli incontri, quasi sempre in hotel o motel della città (più di rado residenze private). Quando poi si recava all’indirizzo dell’appuntamento, anziché presentarsi si limitava a lasciare sulla soglia della casa o della camera un pacchetto molto elegante contenente dei pezzi di carne cruda, alcuni dei quali ricamati con l’applicazione di merletti.
I pezzi di carne ricamata, consegnati ai clienti
Nella sua messa in forma, il lavoro è stato presentato dall’artista alla Galleria Kiosk di Santa Cruz de la Sierra (Bolivia) dove, su una grande parete dello spazio espositivo il pubblico poteva non solo leggere gli annunci sui giornali (anche ingranditi e incorniciati), ma anche sentire le registrazioni audio e guardare – in foto – quei pezzi di carne ricamati, ricevuti dai clienti.
Intimidades è un lavoro sulla resistenza femminile e sulla sovversione. Resistenza, perché l’opera si erge a mo’ di trincea delle donne contro il potere patriarcale, che ovviamente riconosce nella compravendita del corpo una delle sue più classiche forme di realizzazione. Sovversivo, perché si invertono le posizioni di potere e di sottomissione: l’uso del proprio corpo e la negazione della messa a disposizione del corpo, che era stato promesso all’uomo, diventano strumenti di potere della donna.

È dunque anche un lavoro in qualche modo di correzione, perché attribuisce alla donna un potere proprio nell’ambito nel quale è invece di solito più debole: la transazione sull’uso del corpo, che vede normalmente la donna nel ruolo di oggetto. La funzione del dialogo telefonico con il cliente, registrato accuratamente, è di rinviare al mittente il messaggio di supremazia impostato dall’uomo.

La forza della parola, tipicamente femminile, ma spesso banalizzata con disprezzo dagli uomini (le chiacchiere) crea qui uno specchio che riflette il potere maschile e lo rimanda indietro. L’invio della carne al cliente è allo stesso tempo un’azione e una metafora, che rende in modo grafico e visibile la situazione classica in cui il cliente riceve dalla prostituta quel che cerca, ovvero un pezzo di carne. Adesso è di questo, letteralmente, che si trova a doversi accontentare.

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