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Opera
A Cuore Aperto
Anno
2017-2018
About this projects

Il cuore, le offerte rituali e la trama invisibile che lega la mostra

Accanto al Cuore che fa parte del ciclo Opre leggiadre e che si pone al centro dell’attenzione sotto una campana di vetro protettiva, 1000 Misterios una installazione realizzata da centinaia di tavolette di zucchero bianco (su cui sono rappresentate immagini di lavoro, amore, salute) utilizzate nella cultura andina boliviana come offerte rituali. Le tavolette sono disposte per terra ma collegate con fili bianchi a un’altra opera, un pezzo scultoreo in tessuto, una sorta di nuvola o una massa di carta apallottolata.

«Il bianco dello zucchero», avvisa l’artista, «ricorda anche il dramma della cocaina che devasta economie, società e naturalmente i corpi umani, in America Latina (e in particolare in Bolivia) ma anche in Europa e nel resto del mondo. Questo riferimento – con l’uso del merletto, quasi strumento chirurgico – allo stesso tempo un tentativo di ricostruzione dell’anima e del corpo dinanzi a questa e a altre devastazioni». Per terra, dal punto in cui installato il cuore e fino a raggiungere una parete, presente una ulteriore installazione (Senza titolo) realizzata dall’artista con della polvere di marmo, installata a spolvero con dei merletti merletti per dare un idea di decoro e di caducità, di apertura all’aperto di una solitarietà. A collegare tutti i lavori in mostra , poi, una traccia audio, quasi il battito del cuore che coincide con un’espressione della vita e con il battito del lavoro.
A cuore aperto, 2017-2018, installation view, Fondazione Filiberto e Bianca Menna.
Nei cinque merletti che contraddistinguono questo ciclo, ognuno dei quali ha una durata annuale o biennale ed è caratterizzato da una trama interna che punta su sistemi ornamentali differenti per creare un gioco di trasparenza, di presenza dell’assenza, l’artista ha ancora una volta lavorato sul proprio corpo, portando verso l’esterno i propri organi vitali – il cuore (2015), l’encefalo (2016-2017), il fegato (2018-2019), i polmoni (2020-2021), i reni (2023) – per ridefinirli e ridisegnarli, per collegare qualcosa che ha a che fare con il proprio luogo d’origine a una nuova cultura, assimilata e dunque inevitabilmente intrecciata a un modus operandi, sempre in progress.

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