Convinta che il viaggio sia un processo di inevitabile metamorfosi e anche di restaurazione, di guarigione, di rielaborazione del preesistente con nuovi dati, con nuove coordinate acquisite nell’ambito della vita quotidiana, dal proprio corpo a corpo con il mondo, Zapata decide infatti di assorbire l’antica tradizione del merletto di Burano, di andare a scuola da una maestra merlettaia per studiare i vari processi operativi, dall’ordidura al rilievo.
Opere leggiadre (il cuore), 2015 dimensioni organiche dell’artista.
Nei cinque merletti che contraddistinguono questo ciclo, ognuno dei quali ha una durata annuale o biennale ed è caratterizzato da una trama interna che punta su sistemi ornamentali differenti per creare un gioco di trasparenza, di presenza dell’assenza, l’artista ha ancora una volta lavorato sul proprio corpo, portando verso l’esterno i propri organi vitali – il cuore (2015), l’encefalo (2016-2017), il fegato (2018-2019), i polmoni (2020-2021), i reni (2023) – per ridefinirli e ridisegnarli, per collegare
qualcosa che ha a che fare con il proprio luogo d’origine a una nuova cultura, assimilata e dunque inevitabilmente intrecciata a un modus operandi, sempre in progress.
Opere leggiadre (il cervello), 2015 dimensioni organiche dell’artista.
Seguendo un criterio multiculturale che intreccia la tradizione secolare del merletto ad alcuni statuti legati alla cultura andina, con questo lavoro Narda Zapata mira a plasmare un percorso interculturale, e con un babelismo linguistico «che», è l’artista a suggerirlo:
«Mi porta da sempre a utilizzare pittura, video, sound, performance, scultura, intervento nello spazio pubblico o installazione. Parto sempre dal mio territorio d’origine, la Bolivia, dalle tradizioni o dalle abitudini di un popolo che conosco, per metterle però a confronto con quelle di altre societ1 e per dar vita a una logica meticcia, convinta che ogni cultura, del resto a dirlo è Jean-Loup Amselle, “si produce e si costituisce solo in quanto intercultura, ossia in quanto risultante – in ogni fase della sua nascita e del suo sviluppo – di scambi culturali. Ogni cultura, insomma, risulta essere intercultura in senso intrinseco: non è mai data e non si darà mai una cultura in sé predefinita e autonoma che entra in contatto con un’altra cultura altrettanto predefinita e autonoma, ma ogni cultura, al di là delle sue presunzioni o delle sue intenzioni più o meno dichiarate, si è sempre formata grazie al complesso delle sue mediazioni con culture diverse da sé”».
Opere leggiadre (i reni), 2015 dimensioni organiche dell’artista.
Il titolo del progetto, Vuelo a Morar en Ignorada Estrella, è il primo verso dell’epitaffio – scritto por ella misma – dalla poetessa boliviana Adela Zamudio (1854-1928) che ha dedicato la sua vita all’altro, ai bambini e alle donne sottomesse da un sistema malato, alla pedagogia e a una idea di libert1 ancora potentemente attuale.
Opere leggiadre (i polmoni), 2015 dimensioni organiche dell’artista.
Opere leggiadre (il fegato), 2015 dimensioni organiche dell’artista.
Opere leggiadre (il fegato), 2015 dimensioni organiche dell’artista.